06/02/2010
ULTIMO DECENNIO, IL PIU' CALDO DEL SECOLO
Colture a rischio. Coldiretti, effetti anche sui prodotti del Made in Italy. Il decennio appena terminato è stato il più caldo da quando si è iniziato a registrare le temperature, alla fine dell'Ottocento. La conferma di questo dato, già anticipato dalla Nasa, viene dal rapporto preliminare del Noaa, l'agenzia statunitense per l'atmosfera, che piazza anche il 2009 al quinto posto tra gli anni più caldi dal 1880, a pari merito con il 2006. Un dato che preoccupa anche la Coldiretti per gli effetti sull'agricoltura, compresa quella italiana e i prodotti del made in Italy. L'associazione che segnala lo studio americano, spiega infatti che la temperatura media globale sulla terra e sugli oceani dei primi dieci anni del terzo millennio (2000-2009) è stata la più elevata mai registrata con un valore di 14,3 gradi, superiore dello 0,3 per cento a quella della decade precedente. E nonostante le nevicate e i freddi pungenti delle giornate attorno a Natale possano aver fatto credere il contrario, il 2009 è stato un anno da caldo record. Dall'Osservatorio geofisico dell'Università di Modena e Reggio Emilia esce un quadro di sintesi dell'anno appena conclusosi che colloca l'anno 2009, al secondo posto per Modena e al quinto per l'Italia e per il pianeta Terra fra gli anni più caldi. Una delle caratteristiche salienti è stata quella di numerosi e frequenti sbalzi termici. Il 21 dicembre la giornata più fredda e il 17 luglio quella più calda. Tra gli effetti del riscaldamento del Pianeta c'é la sottrazione alla coltivazione dei terreni più fertili anche per effetto dei fenomeni di erosione dovuti all'innalzamento dei mari. Un rischio che in Italia riguarda direttamente la pianura padana dove si coltiva un terzo del made in Italy agroalimentare. Il riscaldamento provoca però anche, sottolinea la Coldiretti, il cambiamento delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l'affinamento dei formaggi o l'invecchiamento dei vini. Una situazione che, di fatto, prosegue l'associazione, mette a rischio di estinzione il patrimonio di prodotti tipici made in Italy. Colture come l'olivo che è arrivato quasi a ridosso delle Alpi e nella Pianura Padana dove si coltivano grandi quantità di pomodoro e di grano duro per la pasta. (ansa)
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27/12/2009
CLIMA: DISEGNATA MAPPA DEI CAMBIAMENTI
In molte regioni sono rapidissimi, i luoghi temperati diventano deserti. Disegnata la mappa geografica dei cambiamenti climatici, con tanto di velocità a cui essi avvengono in ogni regione, ovvero quanto velocemente una regione con un certo clima acquisisce un nuovo 'status climatico' per colpa del riscaldamento del pianeta. Mentre il clima corre e i luoghi temperati diventano 'deserti', sale il pericolo estinzione per molte piante e animali che non trovano più nel proprio habitat una 'casa climaticamente accogliente'. Secondo quanto riferito sulla rivista Nature, le zone climatiche si stanno spostando veloci per via del riscaldamento globale, in media al ritmo di 400 metri fino a un chilometro l'anno, lasciandosi dietro la morte di molte specie animali e vegetali che non ce la fanno a stare al passo con i cambiamenti del clima nel loro habitat naturale e, se non riescono a migrare in nuove zone climaticamente accoglienti, sono destinate a soccombere. La mappa delle velocità dei cambiamenti climatici è il frutto di un lavoro multicentrico che ha coinvolto, tra gli altri, ricercatori dell' università di Berkeley e The Carnegie Institution. Diretta da Healy Hamilton e basata su stime con diversi modelli climatici e di emissioni di CO2, la ricerca mostra che lo spostamento delle fasce climatiche è più rapido nel deserto e nelle zone pianeggianti che non in quelle montagnose. La velocità del cambiamento climatico è nei deserti 0,71 chilometri l'anno, nelle mangrovie tropicali 0,95 chilometri per anno, nelle praterie e nella savana addirittura 1,26 chilometri per anno. A rischio per questi rapidi spostamenti climatici sono anche molte aree protette del Mediterraneo in cui il clima cambia troppo velocemente per consentire a piante e animali locali di adattarsi o di fuggire alla ricerca di una nuova casa. Circa un terzo degli habitat studiati, inoltre, sta cambiando clima a una velocità talmente elevata che anche la pianta più adattabile non può farcela; inoltre spesso la mano dell'uomo, che ha modificato gli habitat naturali, ha eliminato ogni via di fuga per molte specie, per cui di fatto quando il clima a 'casa' cambierà, vari animali non sapranno dove andare a cercar riparo. Il rischio estinzione, in queste condizioni, è enorme. (ansa)
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16/09/2009
ANTARTIDE: NASA 'VEDE' 124 LAGHI SOTTO I GHIACCI
I 124 laghi sepolti da secoli sotto i ghiacci dell'Antartide non hanno più segreti: per la prima volta la loro posizione esatta e i loro contorni sono stati definiti in un unico "sguardo d'insieme", grazie al satellite della Nasa Icesat (Ice, Cloud and land Elevation satellite), e descritti nel Journal of Glaciology. Come si sospettava da tempo, i laghi sotto i ghiacci formano un sistema ancora vivo e dinamico. Alcuni di essi sono sepolti da almeno un milione di anni, tanto da essere ormai diventati ambienti del tutto indipendenti dall'esterno, luoghi da fantascienza nei quali si sono probabilmente conservate forme di vita semi-aliene, nate in un passato lontanissimo. Come l'acqua chiusa in un palloncino che viene schiacciato, l'acqua imprigionata sotto i ghiacci si deforma, spostandosi e infiltrandosi in canali sottili che vanno ad alimentare e ad assicurare un ricambio ai laghi sepolti, spiega il coordinatore della ricerca, Benjamin Smith, dell'università di Washington a Seattle. Alcuni laghi appaiono chiaramente collegati a quelli più vicini, fino a formare una rete, ma ci sono anche tunnel che collegano laghi distanti tra loro centinaia di chilometri. Quelli identificati dal satellite con l'aiuto del laser altimetro sono una parte dei circa 280 laghi antartici subglaciali, quasi tutti localizzati nella zona orientale del continente. (ansa)
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05/08/2009
NEL MEDITERRANEO UNA SPECIE SU 5 RISCHIA L'ESTINSIONE
Su nove gruppi di animali analizzati dagli esperti dell'Unione mondiale della conservazione della natura (Iucn), quasi una specie su cinque risulta a rischio estinzione. Questo il quadro dipinto per il Mediterraneo considerando i dati relativi a mammiferi, cetacei, pesci di acqua dolce, anfibi, uccelli, pesci cartilaginei, granchi e gamberi, libellule, rettili. Considerando queste specie nel complesso, l'1% risulta già scomparso. Secondo una classificazione del pericolo, il 5% risulta fortemente a rischio estinzione, il 7% a rischio e il 7% vulnerabile. In particolare, raffrontando dati rilevati a livello mondiale con quelli regionali, secondo il documento almeno il 56% delle specie endemiche di pesci di acqua dolce, cioé specie uniche nella regione, rischia di scomparire. Stessa stima per delfini e balene, seguiti dal 42% di squali e razze, il 36% di granchi e gamberi, il 29% degli anfibi, il 19% delle libellule, il 14% dei mammiferi, il 13% dei rettili e il 5% degli uccelli, che corre lo stesso pericolo. Inoltre, secondo gli esperti dell'Iucn, l'obiettivo di protezione del 10% di ciascuna delle regioni ecologiche del mondo è ben lungi dall'essere raggiunto e l'area del Mediterraneo non fa eccezione. Le aree marine protette sono 'sottosviluppate' e le zone meridionale ed orientale, a dispetto della loro rilevanza per la ricchezza di biodiversità, non sono sufficientemente tutelate. (ansa)
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20/07/2009
CLIMA: MALE ITALIA, BASTEREBBE 0,2% PIL PER OBIETTIVO
L'Italia va male rispetto agli obiettivi concordati a Kyoto. "I risultati italiani non sono così negativi come quelli degli Stati Uniti o del Canada - dice Regina Guenther, direttrice del Wwf Germania - ma l'Italia è l'ultima tra i Paesi Ue del G8 e non si impegna abbastanza". Eppure, basterebbe poco. L'Italia, paese ospite del G8, in questo che è un anno cruciale per la lotta al cambiamento climatico e con la Conferenza di Copenaghen che si avvicina, "deve dare il buon esempio sulle politiche climatiche e lo può fare davvero - sostiene il Wwf in un documento presentato oggi a Roma - preparandosi così anche ad avere un ruolo nella Nuova Rivoluzione Industriale a emissioni zero". Secondo uno studio di Ecofys, commissionato dal Wwf, con un investimento di 4 miliardi di euro l'anno, ovvero appena lo 0,2% del Pil, l'Italia può ridurre le proprie emissioni del 29% entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990, raggiungendo l' obiettivo del 30% (in presenza di un accordo globale a Copenaghen) previsto dalla Ue nel Pacchetto clima ed energia. Nel 2007, in Italia le emissioni totali di gas a effetto serra sono ammontate a 553 milioni di tonnellate equivalenti di CO2, una responsabilità spartita in particolare dal settore industriale, responsabile del 26% delle emissioni del 2007, seguito da quello della fornitura energetica, che emette il 25% delle emissioni totali di gas a effetto serra, dai trasporti, con il 23%, e dall'edilizia con il 16%. E lo scenario di riferimento elaborato nella Quarta Comunicazione Nazionale, messa a punto per la Convenzione Nazionale sul Clima, prevede un ulteriore aumento delle emissioni da 579 a 623 milioni di tonnellate equivalenti di CO2, rispettivamente dal 2005 al 2020. E' proprio dai settori più critici che parte la 'ricetta' del Wwf: rispetto ai livelli del 2005, il settore industriale potrebbe risparmiare il 44% delle emissioni migliorando l' efficienza energetica e la produzione combinata di calore ed elettricità, e riducendo il tasso di clinker (materiale base) nella produzione del cemento. Il settore dei trasporti ne risparmierebbe il 36% solo migliorando l'efficienza energetica dei mezzi e favorendo le ferrovie e il trasporto pubblico. Migliorando l'isolamento termico e la progettazione degli edifici e utilizzando le biomasse per il riscaldamento si avrebbe un risparmio del 35%. Meno 33%, poi, dall'agricoltura sfruttando il biogas e migliorando il regime alimentare dei bovini. Meno 46% nel settore della fornitura energetica migliorando l'efficienza presso gli utenti finali, aumentando l'uso delle energie rinnovabili e adottando soluzioni di cattura e stoccaggio CO2 per ogni impianto a combustibile fossile. Addirittura si potrebbe avere un meno 59% dai rifiuti, solo aumentando riciclo e compostaggio. Un totale che potrebbe arrivare così al 36% di riduzione delle emissioni entro il 2020 rispetto ai valori del 2005, ovvero il 29% rispetto a quelli del 1990. Il tutto - si sottolinea nel documento del Wwf - al costo davvero basso di 4 miliardi di euro l'anno nel 2020, pari allo 0,2% del Pil (si pensi che con la recente crisi economica ci siamo giocati ben 25 volte tanto). Oggi il Wwf, consegnando le eco-pagelle ai paesi del G8 e a cinque degli emergenti, con ancora la Germania prima della classe e l'Italia che "vivacchia" al quarto posto, chiede ai paesi industrializzati di "assumere una leadership effettiva" al summit dell'Aquila, con il cambiamento climatico che diventi "parte integrante dei negoziati misure finanziarie, le opportunità di lavoro e gli investimenti". (ansa)
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24/06/2009
AMBIENTE: EMERGENZA RIFIUTI AL SUD, INQUINAMENTO AL NORD
Ancora emergenza per l'Italia dell'ambiente: la situazione è critica per i rifiuti al sud, per la mobilità nei trasporti su strada, per l'inquinamento da Pm10 al nord. Le buone pratiche riguardano la riduzione delle emissioni climalteranti dell'1,7%, l'agricoltura biologica, i marchi ecolabel e il turismo sostenibile. Questo, va aggiunto alla crisi economica e ai problemi strutturali dell'Italia: il divario tra nord e sud, il dilagare del potere mafioso, il debito pubblico. La fotografia sullo stato dell'arte la scatta il rapporto di Legambiente Ambiente Italia 2009 - Rifiuti made in Italy', presentato a Roma. I rifiuti sono ancora un'emergenza, presi come "metafora delle politiche ambientali", per "il clamoroso ritardo impiantistico" del sud (ci sono il 47% delle discariche di tutto il Paese, soltanto il 14% di impianti per compostaggio e il 28% per il trattamento meccanico biologico). E il 54% dei rifiuti viene ancora smaltito in discarica, con il record del 94% in Sicilia. Aumenta la produzione di rifiuti urbani (più 12% dal 2000 al 2006) e lo smaltimento illecito di quelli speciali per un giro d'affari di 4,5 miliardi all'anno. Tra le buone pratiche, i 1.081 comuni (nel 2007) oltre l'obiettivo del 40% di raccolta differenziata, la Sardegna che raggiunge il 38% al 2008, e i 118 comuni campani oltre il 40% di differenziata (Salerno arriva all'80% nei quartieri con il porta a porta). La mobilità è "un punto dolente": il sistema dei trasporti paga gli spostamenti personali e delle merci (per il 74% del totale su strada), un parco veicolare "spropositatamente elevato", l'emergenza smog delle città del nord, e un trasporto pubblico che segna "una ripresa insignificante". Tra le buone notizie, la conferma del nostro Paese con il parco auto a minor emissione di CO2 (146 g/km contro una media europea di 158). Il 65% di tutte le stazioni di monitoraggio ha registrato il superamento del valore limite giornaliero di PM10 (50 microgrammi/metro cubo per non oltre 35 giorni all'anno), con una situazione eccezionalmente critica nelle regioni padane e a Roma (oltre l'80% dei casi in Emilia, Lombardia, Piemonte e Lazio). Per il capitolo clima, calano, per la prima volta, le emissioni di gas climalteranti dell'1,7%, per la combinazione tra bassa crescita economica e alte temperature invernali con minori consumi energetici. Con 570 milioni di tonnellate di C02 equivalente, l'Italia è comunque il terzo paese europeo per emissioni (del 17,5% sopra l'obiettivo al 2012). C'é una "contrazione del gettito da tassazione ambientale": nel 2007 la fiscalità ambientale ha raggiunto "il minimo storico degli ultimi 30 anni in rapporto alle entrate tributarie (8,9% sul totale di tasse dirette, indirette e in conto capitale)". L'Italia è diventata leader europeo per numero di licenze di prodotti con marchio ecolabel, il 31% sul totale Europeo, con un grande successo dei sistemi di gestione ambientale (13.132 siti certificati Iso 14001 nel 2008). E' cresciuta l'agricoltura biologica (1.150.253 ettari nel 2007) e ha segnato un forte sviluppo il settore degli allevamenti biologici. Registra buoni risultati la ricettività diffusa (al 23% nel 2007) dei bed & breakfast e degli agriturismi, legata alle risorse naturali e agli insediamenti esistenti. Secondo il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza il rapporto è "il giusto strumento per capire in quali settori intervenire" anche alla luce di "un new deal" ecologico attraverso incentivi, una politica fiscale incentrata sul consumo delle risorse ambientali, innovazione e ricerca, e valorizzazione delle piccole e medie imprese. Per il responsabile scientifico di Legambiente Stefano Diafani sui rifiuti bisogna imboccare "la strada della gestione sostenibile", definire "le regole del gioco a livello centrale e locale, replicare le best practices sulla differenziata". (ansa)
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03/06/2009
GUIDA BLU 2009: LE MAGNIFICHE 13
E' sempre il Tirreno il mare preferito per le vacanze firmate Legambiente e Touring Club Italiano. Sulle sue acque infatti si affaccia buona parte delle località che conquistano le 5 vele della 'Guida Blu 2009' di Legambiente edita dal Touring. Quest'anno, alla ormai classica rosa delle magnifiche 10 si sono aggiunte altre tre località, un totale di 13 'gioielli' che hanno ottenuto dall'associazione ambientalista il massimo dei voti, e quindi le ambite '5 vele blu'. Sono l'Isola del Giglio, le Cinque Terre, Domus De Maria, Pollica, Capalbio, Castiglione della Pescaia, Nardò, Baunei, Ostuni, Salina, Noto, San Vito Locapo e Posada. Loro merito è quello di avere un mare pulito, paesaggi da cartolina, spiagge incantevoli ma anche arte, buona cucina e soprattutto rispetto dell'ambiente e attenzione alla sostenibilità. Per il secondo anno di seguito è l'Isola del Giglio a calssificarsi prima assoluta. Nel parco dell'arcipelago toscano, l'isola conquista il gradino più alto del podio "per l'ottima sostenibilità e la tutela dell'ecosistema terrestre e costiero e per aver prestato particolare attenzione al verde pubblico, alla raccolta differenziata e alla mobilità sostenibile". Con una media di 3,4 vele per località è la Sardegna la regione più 'invelata' dell'estate 2009 di Guida Blu, seguita da Toscana (3,03), Puglia (3), Sicilia (2,63), Abruzzo (2,6), Campania (2,56), Basilicata e Marche a pari merito con una media 2,5 vele per località. "Quelli che ogni estate suggeriamo come meta di vacanze nella Guida Blu - spiega Sebastiano Venneri vicepresidente nazionale di Legambiente - sono luoghi che hanno scommesso sulla qualità. Qualità nella gestione del territorio, nell' erogazione dei servizi, nella manutenzione dei centri storici, nell'offerta enogastronomica. Comuni a cinque vele che garantiscono una vacanza indimenticabile e che, proprio grazie a queste caratteristiche, sopravvivono alla crisi, perché la qualità italiana è un prodotto che non conosce flessioni". "I nostri riconoscimenti sono frutto del lavoro svolto da Goletta Verde durante i suoi viaggi ma anche del patrimonio di conoscenze delle centinaia di gruppi locali di Legambiente. La Sardegna e la Toscana - aggiunge Venneri - realizzano già da tempo un lavoro esemplare in termini di sostenibilità e tutela ambientale che emerge anche in questa edizione dove troviamo inoltre un netto miglioramento della Sicilia e della Puglia". Anche quest'anno, per chi preferisca l'acqua dolce, la Guida Blu dedica una sezione alle località che affacciano sui laghi. Sono tre quelle che conquistano le 5 vele: Appiano sulla strada del vino (BZ) in Trentino Alto Adige sul Lago di Monticolo, Fié allo Sciliar (BZ) sempre in Trentino Alto Adige sul Lago di Fié e Massa Marittima (GR) in Toscana sul Lago dell'Accesa. La crisi economica, con il conseguente calo dei consumi, ha investito anche la domanda turistica. Comunque - sottolineano a Legambiente - chi continuerà ad andare in vacanza cercherà sempre di più località con ambiente il più possibile gradevole e integro. Secondo un sondaggio Ue del marzo 2009, la maggior parte degli europei indica la qualità dell'ambiente come attrazione principale (31%), nella scelta delle destinazioni di vacanza, seguita dal patrimonio storico-culturale (24%), non trascurando un corretto rapporto tra qualità/prezzo (33%), più che una mera ricerca di un prezzo basso (16%). (ansa)
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12/04/2009
CLIMA: 400 CITTA' UE SIGLANO PATTO CONTRO CO2
Circa 400 città europee si sono impegnate formalmente con la firma di un Patto a raggiungere una riduzione delle emissioni inquinanti di C02 superiore a quella del 20% indicata da Bruxelles entro il 2020. L'ambizioso e non facile obiettivo per la lotta al cambiamento climatico è stato sancito oggi nell'emiciclo del Parlamento europeo da tanti rappresentanti di grandi e piccole città con il presidente della Commissione José Manuel Barroso. Anche diversi comuni italiani hanno già approvato in consiglio comunale il cosidetto Patto dei sindaci, altri sono in procinto di farlo. Nella lista resa nota dal sito internet della Commissione europea, aggiornata costantemente, ne figurano al momento trenta, tra cui Milano, Torino, Verona, Modena, Padova, Bolzano, Rimini, Alessandria, Ancona e Foggia. Centinaia i sindaci e gli assessori arrivati a Bruxelles da tutta Europa, tra di loro anche le fasce tricolori dei primi cittadini italiani come quelli giunti dalla provincia di Milano, accompagnati dall'assessore provinciale all'ambiente Bruna Brembilla, che con la Commissione Ue si è impegnata a fare da struttura di supporto per raggiungere nella sua area gli obiettivi del Patto. Nessuna ricetta uguale per tutti e nessun modello da seguire - "non ci sono città perfette", ha spiegato il sindaco di Madrid Alberto Ruiz-Gallardon - ma per ridurre i gas ad effetto serra e raggiungere una maggiore efficienza energetica i comuni europei sono pronti a invertire la rotta in tanti settori, da quello dell'edilizia fino ai trasporti pubblici e a scambiarsi le buone pratiche. Un impegno ribadito, nonostante la Commissione non abbia inserito tra gli interventi anti-crisi, da attuare con l'utilizzo di 5 miliardi di euro di fondi Ue non spesi, quelli per ridurre l'inquinamento delle città, che pure figuravano in una prima lista. La scelta ha privilegiato una dimensione europea per sostenere l'efficienza energetica, ha sottolineato, rispondendo alle critiche, il commissario Ue all'energia Andris Piebalgs che ha ricordato altre possibilità di intervento per le realtà locali, a partire dalla Banca europea degli investimenti. Un plauso all'iniziativa dei sindaci è giunta nel corso della cerimonia dall'europarlamentare Guido Sacconi, che ha guidato la commissione temporanea dell'assemblea Ue sui cambiamenti climatici. Ma Sacconi ha messo in guardia: "Ricordate il protocollo di Kyoto per combattere i cambiamenti climatici? l'Ue - ha detto - si era impegnata a una riduzione dell'8% tra il 2008 e il 2012. Siamo un po' indietro, a meno 2% e forse riusciremo ad arrivare quasi al 4% con molte differenze tra un Paese e l'altro". (ansa)
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24/03/2009
SULLA VIA DEL RUM IN GUATEMALA
Viaggi 24 va alla scoperta di quanto si cela dietro al prodotto ambasciatore del Guatemala nel mondo: il rum Zacapa. Dalla terra al cielo, tra vulcani attivi e alte quote a stretto contatto con lo spirito guatemalteco più autentico. Le vie del cielo sono infinite … Con questa nitida impressione i panorami azzardati del Guatemala lasciano tracce di perfezione come sfida nelle carte turistiche che vedono il paese più occidentale dell'America centrale poco più che un'estensione del Messico, da inserire come appendice magari di un viaggio a base di playa y sol. Pronti, anzi prontissimi, a smentire questa riduzione di appeal del Guatemala, sorvoliamo vulcani e piantagioni di canna da zucchero per vivere l'esperienza che, da sola, vale un viaggio nel paese. Che, da ora in poi, dovrà essere ricordato, apprezzato e conosciuto, come la terra del rum Zacapa. Basterebbero poche righe per dimostrare l'eccellenza di quello che è uno dei più celebrati ultra-premium del mondo, perché a favore di questo distillato di lusso giocano numeri e risultati bel precisi, in cui le chiacchiere – come si dice – stanno a zero. Ma noi proprio da zero vogliamo partire, per raccontare una storia che ha molte facce e che non annoia nemmeno i neofiti del settore. Ed è per tutti - bevitori e non, sommelier e semplici viaggiatori curiosi di retroscena che affondano le radici nella terra ospitante – che Viaggi 24 va alla scoperta di quanto si cela dietro al più celebrato dei rum, uno dei vanti del Guatemala per più di un motivo. Il fattore umano, innanzitutto. Dietro alla filiera ineccepibile della produzione di Zacapa, infatti, ci sono donne. Ed è già un dettaglio che fa la differenza se si pensa a come sia facile associare un prodotto quale il rum a un target prettamente maschile. C'è lei, Ana Lorena Vàsquez Ampié, una delle tre Master Blander al mondo ma, soprattutto, una forza della natura al pari di vulcani, laghi e foreste subequatoriali che irrogano il paese di energia. E poi – anzi, contemporaneamente – ci sono loro, le artigiane del petate (la fascia di foglie di palma essiccate intrecciata a mano), le donne della comunità Chorti nei pressi del modesto villaggio di Jocotàn, nel Guatemala Sud-orientale. Sono loro che creano, una per una, le fasce che andranno ad ornare le bottiglie di Zacapa aggiungendo al marchio di per sé prezioso, un ulteriore merito che non ha prezzo: il valore della sostenibilità. Con tutti questi presupposti è facile rimanere incantati da un prodotto che rivela subito il suo profondo, a dir poco simbiotico, legame con il Guatemala. E sulla via del rum Zacapa, entriamo in contatto con quanto di più bello questa terra ha da offrire con creatività ed orgoglio. Senza tralasciare, naturalmente, bellezze conclamate come l'ex capitale Antigua e il sito archeologico maya di Tikal, terzo al mondo solo dopo i messicani Chichén Itzà e Uxmal. (viaggi24)
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Zacapa è una città del Guatemala capoluogo dell'omonimo dipartimento e centro principale dell'omonimo comune. Situata sulle rive del fiume Motagua è localmente nota per la produzione di sigari, derivati della canna da zucchero e formaggi con i quali viene preparato un dolce caratteristico. Nella città si produce anche un rum invecchiato chiamato Ron Zacapa Centanario molto apprezzato dagli intenditori.
03:41
Scritto da : worldeditor
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10/03/2009
AMAZZONIA: GREENPEACE, PASCOLI NE DISTRUGGONO L'80%
C'e' una diretta relazione tra espansione dell'allevamento bovino e ''distruzione'' dell' Amazzonia, nello stato del Mato Grosso, ''la regione amazzonica con il piu' alto tasso di deforestazione''. La denuncia e' di Greenpeace che, al World Social Forum di Belem, diffonde una serie di nuove mappe in un rapporto: ''Amazzonia arrosto''. Il 79,5% delle aree recentemente deforestate in Amazzonia e' stato destinato al pascolo: l' allevamento bovino e' ''il principale motore della deforestazione nell'Amazzonia brasiliana''. Dal 1996 al 2006 , rileva Greenpeace, ''ben 10 milioni di ettari sono stati tagliati a raso''. Oggi il Brasile, e' il principale esportatore di carne e pelle bovina e il governo brasiliano, osserva l'associazione, ''intende, raddoppiare la propria capacita' di esportare questi prodotti entro il 2018, finanziando un ulteriore sviluppo del comparto zootecnico''. Chiara Campione, Responsabile della campagna foreste di Greenpeace, ricorda che ''il Brasile e' il quarto paese emettitore di CO2'' e ''il 75% dei gas serra emessi dipendono dalla deforestazione''. Il prossimo dicembre a Copenaghen, conclude Greenpeace, un qualsiasi accordo per salvare il pianeta dovra' ''includere misure per fermare la deforestazione'', considerato che distruggere le foreste tropicali e' ''responsabile di ben un quinto delle emissioni di gas serra''. Il rapporto di Greenpeace sull'Amazzonia delinea poi le misure che il governo brasiliano deve mettere in atto per l'obiettivo di ''Deforestazione Zero'' entro il 2015. (ansa.it)
04:14
Scritto da : worldeditor
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